Non rallenta, purtroppo, la crescita del rischio idrico nel nostro Paese. Dopo l’allerta lanciata nei mesi estivi sulla scarsià di risorse idriche in Italia, arriva ora un nuovo grido di allarme dall’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela dei Territori e delle Acque Irrigue, le cui rilevazioni dimostrano l’urgenza di dotare il territorio di infrastrutture adeguate, che consentano anche il trasferimento di risorse idriche da un territorio all’altro. E’ difficile e complessa soprattutto la situazione del meridione, dove Puglia, Basilicata e Sicilia fanno registrare dati particolarmente critici. Meno gravi ma comunque non confortanti anche i dati registrati dagli idrometri in Calabria e Campania. Attualmente i bacini contengono ancora riserve idriche confortanti, tuttavia la carenza di piogge inizia a suscitare una certa apprensione.

Al centro sono state rilevate portate inferiori allo scorso anno anche nei fiumi laziali e nelle Marche le disponibilità idriche hanno raggiunto il livello minimo dal 2017. Neanche al Nord mancano condizioni di criticità: tutti solo media i fiumi dell’Emilia Romagna, così come risultano dimezzate rispetto al 2019 le portate del Po e di molti corsi d’acqua in Piemonte.

Decisamente migliore, invece, la situazione in Umbria, in Sardegna nei fiumi veneti e nei grandi laghi settentrionali.