E’ stato pubblicato il terzo rapporto di Legambiente “Civico 5.0: edizione edilizia popolare”, da cui emerge che la precarietà energetica colpisce in Italia più di due milioni di famiglie. Per spiegare l’elevata e crescente diffusione del fenomeno occorre tenere presente che molti degli immobili che compongono il nostro patrimonio edilizio – oltre la metà del totale – sono stati realizzati prima dell’entrata in vigore delle normative sull’efficienza energetica: un fattore, questo, che già da solo incide in misura determinante sui consumi energetici delle famiglie, soprattutto nei contesti di edilizia popolare. Gli adeguamenti, aumentati in misura esponenziale dall’inizio del 2021, hanno interessato in prevalenza le fasce economicamente più agiate della popolazione, mentre negli alloggi popolari questi stessi interventi sono poco diffusi, se non del tutto assenti. Negli stabili dell’edilizia popolare, dunque, sono state riscontrate numerose problematiche legate a dispersioni termiche, insufficiente ricambio d’aria, presenza di umidità, perdite dalle reti idriche e sistemi elettrici obsoleti e precari, con conseguenze disastrose sui costi dell’elettricità e del riscaldamento.
Gli edifici in questione, inoltre, sono quasi sempre situati nelle periferie delle città, in zone non sempre adeguatamente servite dal trasporto pubblico e in cui di solito non sono presenti infrastrutture culturali: si tratta quindi di una condizione che incrementa e favorisce le disuguaglianze e i fenomeni di emarginazione, già in peggioramento a causa dell’emergenza sanitaria.