Recenti indagini dimostrano un calo della povertà energetica nell’Unione Europea. Il problema, però, può dirsi tutt’altro che risolto, visto che nel 2019 il fenomeno ha coinvolto ancora 30 milioni di persone negli Stati membri. Il Jacques Delors Institute ha analizzato la questione in un rapporto appena pubblicato, in cui è stata evidenziata l’importanza di porre la povertà energetica al centro del Green Deal europeo e di adottare provvedimenti mirati nei programmi di ripresa post-Covid nazionali. Si pone in particolare la necessità di armonizzare le linee adottate dai singoli Paesi, visto che alcuni Stati pensano a misure palliative – ad esempio i bonus sociali per le famiglie vulnerabili – mentre altri preferiscono puntare sulla prevenzione incrementando l’efficienza energetica delle costruzioni per ridurre i consumi. Il report pone l’accento sulla possibilità di adottare un approccio che combini entrambi gli orientamenti, ricorrendo ai fondi per la ripresa verde post pandemia nonché alla Building Renovation Wave lanciata dalla Commissione UE, i cui fondi possono appunto essere impiegati per risolvere la povertà energetica che affligge ancora numerose famiglie. La necessità di un intervento in questa direzione è diventata ancora più pressante con l’esplosione della pandemia, che non solo sta provocando una notevole contrazione del reddito dei cittadini in tutta Europa ma sta provocando un aumento dei costi per il riscaldamento in seguito alla permanenza forzata all’interno delle abitazioni. Quest’ultima problematica emerge con particolare forza nei Paesi in cui mediamente gli edifici presentano un minore grado di isolamento, come Bulgaria, Lituania, Grecia, Portogallo e Cipro.
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