Dal 12 gennaio 2026 sono entrati in vigore nell’Unione Europea nuovi e più stringenti limiti alla presenza di sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) nelle acque destinate al consumo umano, in attuazione della Direttiva 2020/2184.

La direttiva introduce due nuovi parametri: “PFAS totale”, fissato a 500 nanogrammi per litro, e quello denominato “somma di PFAS”, con un limite di 100 ng/L calcolato su una lista di 20 sostanze prioritarie, tra cui PFOA e PFOS.

A pochi giorni dall’entrata in vigore dei nuovi standard, è stato deciso dal Governo di posticipare di sei mesi l’applicazione del parametro “somma di 4 PFAS” e i relativi obblighi di controllo, con la motivazione di consentire ai gestori di adeguarsi ai nuovi requisiti, e ha cancellato dall’elenco dei PFAS da monitorare sei sostanze: ADV-N2, ADV-N3, ADV-N4, ADV-N5, ADV-M3 e ADV-M4.

L’Italia aveva infatti deciso anni fa, con il d.Lgs 23 febbraio 2023, n. 18, di ampliare l’elenco delle sostanze rilevanti e portarlo a 30.

Con questo taglio scendono quindi a 24 i composti che concorrono al rispetto del parametro della “somma di PFAS”, che sono comunque quattro in più rispetto a quanto indicato dalla direttiva europea.